Purple rain

Prince e Purple rain

Nominato in tutte le classifiche dei migliori album di sempre, 13 volte disco di platino con oltre 20 milioni di copie vendute, il sesto album del controverso "genio di Minneapolis", Prince, che all'epoca ancora non si faceva chiamare con nomi strani, è uno dei dischi fondamentali degli anni '80. Con i grandi successi "When doves cry" e "Let's go crazy", oltre alla title track "Purle rain", la colonna sonora dell'omonimo film spazia dal pop rock al rhytm and blues alla dance, alla psichedelia pop, con alcuni critici che arrivano a definirlo una riuscita fusione di funky e r&b con pop, rock, e addirittura heavy metal. Iperboli a parte, Prince colpisce nel segno e crea un autentico marchio di fabbrica, legando intorno a sè, in una specie di nuova factory alla Warhol, talenti musicali che avranno successo da solisti oltre che come parte della sua band, "The revolution".

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Disco dell'anno

Born in the USA

La cover di Born in the Usa

Come un titolo può portare fuori strada: celebrato da tanti, tra cui il presidente Reagan, come un nuovo inno all'americanità, "Born in the USA" descrive invece il fallimento della società edonistica e votata al consumismo sfrenato tanto di moda all'epoca degli yuppies. A cominciare dalla title track, che non è storia di vittorie, ma di un ritorno a casa di un veterano del Vietnam: "nato in una città di morti", spedito a calci in una guerra che non capiva, torna in un posto dove le fabbriche stanno chiudendo e dove non trova aiuto, scansato dalla gente a cui ricorda il fallimento della "sporca guerra". Anche i "Glory days" sono quelli passati, della gioventù dove tutto era ancora possibile, non della maturità in cui si possono solo ricordare con nostalgia e rimpianto, e "My hometown" sembra quella del reduce di Born in the USA, con le finestre della via principale sbarrate e i negozi chiusi. Tanti saluti all'America di Reagan, insomma, ma benvenuto alla versione 2.0 di Springsteen, quella dell'eroe degli stadi pieni, dei concerti fiume, dell'energia che vibra come mai nessun altro rocker prima era riuscito a fare, re del rock per almeno 20 anni da allora in poi.

The unforgettable fire

The unforgettable fire

Il quarto album in studio degli U2, prodotto da Brian Eno, è il momento della svolta, quello in cui i quattro di Dublino, con un suono sicuramente più pulito dei precedenti lavori, transitano dal ruolo di "promesse" a quello di star. Registrato nella suggestiva cornice del castello di Slane, in cui vengono anche girati i video del disco, "Unforgettable fire" contiene non una, ma due pietre miliari per il gruppo di Bono: la title track e "Pride", dedicata alla memoria del martire dei diritti dei neri Martin Luther King, la cui vita è paragonata a quella di Gesù. Soprattutto questa è talmente famosa da risultare "scontata" come capolavoro, quindi meglio citare un altro ascolto di grande livello del disco: "A sort of homecoming", prendendo in prestito le parole di Chris Martin, il leader dei Coldplay, mica l'ultimo dei fessi: "A Sort of Homecoming la conosco a memoria, anche suonata al contrario: è entusiasmante, brillante, bellissima. È una delle prime canzoni che ho fatto ascoltare al mio bambino prima che dovesse nascere.". Da qui in poi, solo il cielo sarà il limite.

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Reckless

Grande successo per Bryan Adams

Il quarto album in studio di Bryan Adams è un tale successo che potrebbe essere facilmente scambiato per un "greatest hits" invece che un disco di inediti, tanto che Adams può essere considerato all'epoca il canadese più famoso del mondo, al massimo secondo solo a Wayne Gretzky. In uno stato di grazia, il rocker canadese sforna successi uno dopo l'altro: le energetiche "Run to you" e "It's only love", la ballata romantica "Heaven" e il suo autentico inno, "Summer of '69", una specie di "Glory days" per la storia che racconta, ma in cui la musica è talmente trascinante da farla sembrare tutt'altro. Il successo del disco fu poi alimentato da un grande tour mondiale, con alcune date in cui Adams fu accompagnato da Tina Turner, cementando il suo nuovo status di superstar mondiale del rock.

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1984

Jump lancia in orbita i Van Halen

Eddie Van Halen è la mente, David Lee Roth la faccia del fenomeno Van Halen, al successo mondiale con il loro sesto disco, famoso già dalla celebre copertina del cherubino che fuma una sigaretta di nascosto, addirittura censurata nel Regno Unito.. "Jump" é, ovviamente, la canzone manifesto del disco, un inno al rock come pochi, in cui i nuovi strumenti elettronici, a cominciare dal sintetizzatore, sono di supporto e di miglioramento alle tradizionali chitarre elettriche. Ma tutti i grandi riff, tutti i grandi passaggi delle tastiere sarebbero poca cosa se non ci fosse un grade frontman a far impazzire il pubblico, e con i suoi salti sul palco, i suoi ammiccamenti alle fans, la sua simpatia, David Lee Roth ha all'epoca pochi eguali e vende il pacchetto Van Halen alla grande.

Alchemy

Grande live per i Dire Straits

La dimensione "live" è quella che crea la separazione tra i bravi artisti e quelli davvero grandi, che trovano nel concerto dal vivo non una, ma due, tre marce in più. In questo senso, pochi sono al livello dei Dire Straits, che in questo live registrato in due date nel luglio del 1983 all'Hammersmith Odeon di Londra trasformano in clamorose, torrenziali versioni alcuni dei loro grandi successi, da "Telegraph road" a "Tunnel of love", da "Romeo and Juliet" a "Private investigations". Perfino la non spettacolare "Once upon a time in the west" acquista decine di punti, e quando parte l'assolo di chitarra di Mark Knopfler, non si può non essere d'accordo, dal vivo lui e i suoi soci sono davvero i "sultani dello swing".

Madonna ai VMA del 1984

Per farsi pubblicità, ma anche per premiare in modo più specifico i video, ormai diventati autentico medium indipendente, MTV organizza la prima edizione degli MTV music awards, che premiano i migliori video della stagione da maggio 1983 a maggio 1984. In mezzo a tanti premi e ospiti, arriva come un ciclone sul palco Madonna, che si fà uno spot clamoroso con la performance da bollino rosso di "Like a virgin", che la fà diventare in una sera l'assoluta nuova "hot stuff" del mercato musicale. Messi in penombra dalla signorina Ciccone, i Cars sono i primi vincitori del video dell'anno, con "You might think" che a sorpresa batte "Thriller" e "Every breath you take": Jackson e Police si rifanno vincendo tre e un premio, rispettivamente, in categorie minori. Cyndi Lauper è premiata come migliore artista femminile in video, gli Eurythmics come migliori debuttanti, ma nessuno fà meglio di Herbie Hancock, che con "Rockit"vince addirittura 5 premi, tutti per la parte tecnica.

I Grammy per i dischi del 1984 premiano il ritorno in grande stile di Tina Turner (disco e canzone dell'anno, migliore performance pop e rock), il debutto coi fiocchi di Cyndi Lauper e Prince. Alla notte degli Oscar, Prince vince con "Purple rain" nella categoria "Miglior canzone parte di un tema musicale", una categoria che non verrà poi più premiata, "I just called to say I love you" di Stevie Wonder vince invece nella più classica "Miglior canzone originale".

È l'anno in cui Vasco Rossi diventa una stella: "Va bene va bene cosí" contiene i futuri inni da stadio "Alba chiara", "Siamo solo noi" e "Ogni volta", oltre alla canzone che dà il titolo al disco e le favorite dei fans "Vita spericolata" e "Colpa d'Alfredo". Gianna Nannini da Fotoromanza "Fotoromanza" di Gianna Nannini domina tra i singoli e lancia la rocker senese, "La donna cannone" di Francesco De Gregori è una delle più belle canzoni italiane degli anni '80 e contribuisce al grande successo dell'album. Fà centro anche Antonello Venditti, con "Cuore", con i suoi classici "Notte prima degli esami" e "Ci vorrebbe un amico". I dischi stranieri di maggior successo sono quelli di Sade, la colonna sonora de "La signora in rosso", grazie al grande successo di "I just called to say I love you" e "no parlez" di Paul Young, con "Love of the common people". Sanremo '84 riesce nella non facile impresa di fare peggio di Sanremo '83: vincono Al Bano e Romina con la sciapa "Ci sarà", davanti al solito secondo Toto Cutugno e a Christian. La nuova gara per i giovani, invece, lancia il futuro re del pop melodico italiano Eros Ramazzotti, con "Terra promessa" ancora allo stadio "ribelle di provincia".

Sting nel 1983

Grande anno per George Michael, metà degli Wham in "Wake me up before you go-go" e da solo nella mielosa "Careless whisper", ma meglio di lui fà Stevie Wonder, con il super classico "I just called to say I love you". Altri successi da film sono "Ghostbusters" di Ray Parker jr., "Footloose" di Kenny Loggins, "When doves cry" di Prince e "Against all odds" di Phil Collins. Ottiene un successo mondiale cantando in inglese Raf, con "Self control", 45 giri numero uno del 1984 in Italia, dove sono in classifica per tutto l'anno gli Alphaville, con i tre successi dal loro album "Forever young". Vive il suo anno magico Nik Kershaw, con "The riddle" e "Wouldn't it be good?", anche "Jump" dei Van Halen e "The reflex" dei Duran Duran sono grandi successi, mentre sulla scia dello scandalo suscitato agli MTV awards, a fine anno arriva al numero uno Madonna, con "Like a virgin", che dominerà la scena per tutto il 1985. Il singolo dell'anno esce a Natale: grazie a Bob Geldof, i migliori nomi della musica inglese formano Band Aid e incidono "Do they know it's Christmas?", lanciando di fatto il progetto "Live aid".

La compilation del 1984

La compilation

  • Reckoning, secondo album per i REM

    Reckoning

    Il secondo album dei R.E.M., "Reckoning", usa una registrazione binaurale per dare un effetto tridimensionale al suono

  • Tonight di David Bowie

    Tonight

    "Blue Jean" e "Loving the alien" sono i due grandi successi del sedicesimo album in studio di David Bowie

  • The age of consent dei Bronski beat

    The age of consent

    Nell'ultimo album di Jimmy Sommerville con i Bronski beat, anche il successo "Smalltown boy"

  • Debutto per Nick Cave

    From her to eternity

    Il titolo dell'album di debutto di Nick Cave and the bad seeds è un gioco di parole con il famoso film "Da qui all'eternità"

  • Grace under pressure dei Rush

    Grace under pressure

    Nel loro album più cupo, i Rush cantano anche dei campi di concentramento, in "Red sector A"

  • Grande successo per gli Wham

    Make it big

    Ben 4 singoli da top 10 nell'album di maggior successo per George Michael e Andrew Ridgeley

  • Fugazi dei Marillion

    Fugazi

    Il titolo deriva da slang militare per "Fucked Up, Got Ambushed, Zipped In", più o meno "Fregato in una trappola, messo in una sacca (morto)"

  • Footloose

    Footloose

    In un anno con molte colonne sonore in classifica, quella del film con Kevin Bacon ebbe il maggior successo

Gli altri successi del 1984

Debutto e successo per Sade

Grandi debutti, nel 1984: i Bon Jovi arrivano dal New Jersey come tale Bruce Springsteen, e con l'album omonimo iniziano la loro scalata al successo. Un'altra grande rock band del futuro, i Red hot chili peppers, testa le difficili acque del mercato discografico, ma il loro stile è ancora troppo grezzo e aspro per incontrare il favore del pubblico. Di tutt'altro materiale è la voce dell'ex modella Sade, molto più vicina alla morbida seta in "Diamond life", con i successi "Smooth operator" e "Your love is king", da subito favoriti degli incontri amorosi.. Hanno poco in comune se non l'anno di debutto gli Smiths di Morrissey, con la loro aria da decadenti bohemiens, futuri punto di riferimento della scena alternative, e i Run D.M.C., gli inventori dell'hip-hop come forma di protesta, non come veicolo di canzoni funky come era stato fino ad allora.

Anno di successi per i tedeschi Alphaville

Debuttano, infine, i Frankie goes to Hollywood, che ottengono il miglior risultato tra tutti i nuovi arrivati, con "Welcome to the pleasuredome", con i due clamorosi successi "Relax" e "The power of love", una delle più belle ballate romantiche degli anni '80. Non è certo una debuttante, ma si reinventa inteprete di grande classe e fascino Tina Turner, grazie anche alla collaborazione di Mark Knopfler in "Private dancer", con l'omonimo singolo e "What's love got to do with it". Sono invece reduci di una stagione ormai finita, quella del progressive rock, i King Crimson, che non trovano la scintilla dei giorni migliori con "Three of a perfect pair". I Reo Speedwagon azzeccano un altro grande successo con la ballata rock "Can't fight this feeling", dall'album "Wheels are turnin'", i tedeschi Alphaville sono tra i fenomeni del 1984 grazie a "Forever young", da cui tirano fuori tre dischi da numero 1: "Forever young", "Sounds like a melody" e "Big in Japan", tre veri classici del pop anni '80.

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Jump

Do they know it's Christmas?

Born in the U.S.A.

Meteore di mezza estate

Sandy Marton

Sandy Marton vive la sua estate di gloria, con la mitica "People from Ibiza". Capello lungo, faccia da figlio di buona donna che la sa molto lunga, fá strage di cuori tra le teenagers italiane con la sua tastierona da tracolla: in realtá, é meno esotico di quanto faccia credere, e deve il suo successo a un grande creatore di fenomeni multimediali come Claudio Cecchetto, che si é stufato di cantare "Gioca jouer". Murray Head centra il bersaglio pieno con "One night in Bangkok", una delle canzoni più ricordate degli anni '80, grazie anche al famoso video ambientato in un clima da spy story a un torneo di scacchi. "It's my life" e "Such a shame" sono la doppietta vincente dei Talk Talk, che poi poco altro riusciranno a fare.

Kenny Loggins

Altri fenomeni da notte di mezza estate sono Il Gruppo italiano, quelli di "Tropicana" e "Anni ruggenti", i Novecento, con "Movin' on", e Mike Francis, italianissimo nonostante il nome, con "Survivor". Fiordaliso canta "Non voglio mica la luna", e infatti nessuno pensa di dargliela, Kenny Loggins fá in tempo ad arrivare al numero uno in tutto il mondo con "Footloose" prima di ritornare nel buio, i Rockwell diventano famosi con "Somebody's watching me" e poi spariscono, i Wang chung incidono "Dance hall days" e poi tornano alle loro vere occupazioni, come Nena, cantante tedesca che per un po' fà impazzire tutti con la sua cantilena "99 luftballons".

Persi e ritrovati

Ocean rain

La copertina di Ocean rain

Cupo, notturno fin dalla copertina, il quarto album di Echo & the Bunnymen, il gruppo post-punk dark di Liverpool è uno degli esperimenti meglio riusciti dell'epoca in cui stava nascendo quello che sarebbe stato il movimento alternative rock inglese. "The killing moon", poi riportata in auge dalla colonna sonora di "Donnie Darko" è il brano più conosciuto della discografia dei Bunnymen, un malinconico atto di abbandono al fato contro cui non ci si può opporre, rappresentato dalla luna assassina che sta per prendere il protagonista, come proprio in "Donnie Darko". "Ocean rain", "Silver" e "Seven seas" sono gli altri brani più importanti di un disco ritenuto punto di riferimento da molti futuri protagonisti della musica inglese degli anni '90.

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