Magic Johnson, il sorriso magico del basket

Magic Johnson, 5 anelli NBA

8 Finali raggiunte, 5 Campionati vinti, 3 titoli di MVP della Lega fanno di Earvin "Magic" Johnson l'atleta di sport di elite più vincente e universalmente noto degli anni '80. Arrivato dall'Università del Michigan nella NBA dopo la storica finale NCAA vinta nel 1979 contro Larry Bird e Indiana State, Magic deve subito rispondere alle grandi aspettative, portando i Lakers a un titolo atteso da troppi anni. E nella gara decisiva del suo anno da rookie, con Kareem Abdul Jabbar fuori causa per infortunio, si inventa centro, lui che teoricamente sarebbe una guardia, e distrugge Philadelphia con una prestazione stellare. Superati problemi fisici e di spogliatoio, diventa anno dopo anno il leader dello "Showtime" che infiamma i palazzetti della NBA: le sfide leggendarie con Larry Bird, culminate nella memorabile Serie di finali del 1987, i duelli con l'amico-rivale Isiah Thomas, i primi scontri contro il futuro re del basket Michael Jordan, tutto ha contribuito a rendere Magic Johnson lo sportivo più famoso del pianeta in questi anni '80. E lo choc per l'annuncio della sua positività all'HIV che darà nel 1991 è la testimonianza di come il sorriso e il carisma di quest'uomo siano riusciti a far breccia nel cuore di tutti, suoi tifosi o meno. Oltre venti anni dopo quel giorno, Magic ha superato la malattia e porta in giro per il mondo il suo sorriso e un messaggio di speranza per tutte le persone che soffrono.

Già dopo un anno dall'annuncio choc, infatti, Magic era parte del "Dream team", la prima squadra di basket formata da professionisti della NBA che si recò a Barcellona per riportare a casa la medaglia d'oro persa dagli universitari nel 1988. Fra tutti i super campioni della squadra, oggetto di autentica venerazione addirittura dagli avversari, che a bordo campo si portavano le macchine fotografiche per immortalare l'incontro con gli extraterrestri, il più ricercato era Magic, non Jordan, già il numero uno assoluto, non Bird, l'altro monumento degli anni '80. Nessuno aveva infatti l'appeal di Magic, quel sorriso che un telecronista descrisse come in grado di "illuminare gli schermi televisivi da Los Angeles a Bangor, nel Maine". Ma come tutti i campioni, Magic sapeva quanndo trasformare quel sorriso in risoluta determinazione di annientare l'avversario, secondo neanche allo "squalo" Jordan, che come lui non voleva perdere nemmeno una partitella di allenamento.

Diego Maradona

Diego Armando Maradona

Il calciatore che ha maggiormente diviso tifosi e tecnici: amato da molti per il genio e la tecnica unica con cui faceva impazzire gli avversari, non apprezzato da alcuni per gli atteggiamenti fuori dal campo. Cresciuto nelle giovanili dell'Argentinos Juniors, provoca scalpore quando passa agli arcirivali del Boca Juniors, con cui gioca una sola stagione prima di arrivare in Europa, al Barcellona. Mai a suo agio nel calcio spagnolo, se ne va dopo due sole stagioni, anche a seguito del bruttissimo fallo del difensore dell'Athletic Bilbao Goikoetxea, che gli rompe la caviglia. A sorpresa, è il Napoli di Ferlaino che paga l'altissimo prezzo del suo cartellino, oltre 13 miliardi di lire, e a Napoli Maradona rifiorisce, e con le sue giocate geniali porta la città partenopea allo scudetto, in due occasioni, vincendo anche una coppa Italia, una supercoppa e una coppa Uefa, diventando un vero idolo per la città. Nel suo miglior periodo, conduce letteralmente per mano (chiedere agli inglesi) l'Argentina al titolo mondiale del 1986, sfiorando il bis quattro anni dopo in Italia, dopo aver eliminato la nostra nazionale in semifinale. La sua parabola straordinaria ha un triste epilogo ai mondiali del 1994, quando viene trovato positivo all'efedrina e squalificato dalla competizione. Rimane comunque, se non il più grande, uno dei primi cinque campioni della storia del calcio.

Joe Montana

Joe Montana

Nonostante un titolo nazionale vinto con Notre Dame e varie spettacolari rimonte effettuate, Joe Montana non attirò l'attenzione di molti scout al draft NFL del 1979, tanto che i San Francisco 49ers lo scelsero solo alla fine del terzo giro di selezioni. L'arrivo di Bill Walsh alla guida della squadra segna il punto di svolta per la sua carriera e per quella del suo allenatore: la "West coast offense" del genio dell'attacco Walsh trova il perfetto quarterback nel ragazzo della Pennsylvania, non un braccio bionico come il contemporaneo Dan Marino, non un grande fisico, ma una comprensione del gioco semplicemente ineguagliabile, e la capacità di non sbagliare quasi mai sotto pressione. La partita contro i Cowboys per il titolo della NFC del 1982, con il memorabile passaggio per "The catch" è il primo di una lunga serie di momenti indelebili di una carriera da vincente, il successivo binomio con il fenomeno Jerry Rice una delle accoppiate di maggior successo della storia dello sport americano. Alla fine degli anni '80, Montana è stato il fulcro di una dinastia con pochi eguali nella storia della NFL, quella dei 49ers vincitori di 4 Superbowl. Per lui, 3 titoli di MVP della partita dell'anno e l'MVP della Lega nel 1989, quando è nominato sportivo dell'anno, 31 le vittorie in rimonta firmate nell'ultimo quarto, quella più importante nel Superbowl XXIII vinto contro i Bengals.

Alain Prost

Alain Prost

Il professore, il pilota di corse più vincente negli anni '80, con i suoi tre titoli mondiali, un quarto perso da Lauda per mezzo punto, un quinto perso da Senna per lo stupido regolamento degli "scarti", che limitava i piloti a sommare i punti degli 11 migliori piazzamenti dell'anno. Proprio con Senna ha una convivenza forzata in McLaren, che porta i due a fare gli autoscontri nel gran premio del Giappone per decidere il mondiale 1989 (vinto da Prost) e quello dell'anno dopo (vinto da Senna). Passato al volante della Williams, Prost vince un altro mondiale nel 1993, e al termine di quella stagione si ritira, con 51 vittorie al suo attivo, poco amato dai tifosi ai quali regalava poco, sullo stile di Niki Lauda a cui si ispirava. Il suo volante sarà preso dal nemico Senna, che morirà tragicamente al terzo gran premio della stagione seguente.

Bernard Hinault

Bernard Hinault

Altro francese vincente e poco simpatico, che come il connazionale Prost, però, zittiva tutti i detrattori con il palmares quasi ineguagliabile, soprattutto nelle corse a tappe. Negli anni '80 vince infatti tre dei suoi cinque tour de France, tre giri d'Italia e la sua seconda vuelta de Espana. È anche campione del mondo nel 1980, davanti a Baronchelli, e vince quasi tutte le classiche: la Roubaix nel 1981, due volte la Liegi Bastogne Liegi, il giro di Lombardia e la Freccia Vallone, una volta la Gand-Wevelgem e l'Amstel gold race. Iniziata la carriera quando il ciclismo era ancora cosa dei soli europei, la chiude tenendo a battesimo il primo campione del Nord America, Greg Lemond, simbolo della globalizzazione che sta per modernizzare uno degli sport più antichi.

K
Kapil Dev

Kapil Dev è stato uno dei migliori giocatori di cricket della storia, ma viene ricordato soprattutto per essere stato il capitano e l'anima della squadra indiana che nel 1983 vinse la coppa del mondo a casa degli odiati inglesi, diventando per i suoi connazionali un eroe popolare del livello di Paolo Rossi per gli italiani. Il cricket, infatti, è lo sport nazionale indiano, ma fino al 1983 la nazionale non era riuscita a battere l'egemonia delle Indie occidentali e degli inglesi. Nella semifinale del torneo del 1983, gli indiani riescono a battere i padroni di casa inglesi nella cornice dell'Old Trafford di Manchester al termine di una partita tiratissima, e poi spodestano dal trono mondiale le Indie occidentali nella sede storica del Lord's Cricket Ground. È il tripudio per un intero subcontinente, che vede nella vittoria una grandissima rivalsa nei confronti dei mai sopportati colonizzatori inglesi, e Dev è il simbolo di un trionfo storico ancora oggi ricordato.

E
Eric Bristow

Ora, si può discutere a noia se le freccette siano uno sport o un gioco da pub, su questo non c'è dubbio, e anzi la seconda ipotesi sembra quella più plausibile, ma per gli amanti della disciplina il nome di Eric Bristow è paragonabile a quello di Maradona per il calcio, o di Jordan per il basket: una figura mitica, una pietra di paragone che non sembra possibile avvicinare per i successori. Con il suo fisico non proprio atletico, Bristow domina la scena mondiale delle freccette negli anni '80, vincendo 5 campionati del mondo e 3 Masters, oltre ad arrivare altre 3 volte in finale ai mondiali e vincere decine di altri tornei. Grazie a lui, il movimento delle freccette diventa talmente importante e di successo in televisione e nelle sedi dei tornei che nel 1993 nasce la prima federazione totalmente professionistica, di cui Bristow è uno dei fondatori. Oggi segue i tornei della federazione da lui creata come commentatore.

Wayne Gretzky

Wayne Gretzky

"The great one", "Il grande", semplicemente perchè nel suo sport lo è stato davvero grande, Wayne Gretzky. Canadese dell'Ontario, la provincia canadese di Toronto e Ottawa, avrebbe fatto invece le fortune di Edmonton, nella provincia dell'Alberta, conducendo la squadra a 4 Stanley cup, ma non alla quinta della squadra canadese, vinta nel 1989, in quanto ceduto l'estate prima ai Los Angeles Kings per ripianare i debiti della franchigia, in un'operazione di mercato che fece scalpore per l'epoca, arrivando fino al parlamento canadese. Grazie soprattutto alla sua presenza, l'hockey sfondò anche in California, allargando poi di fatto il mercato della NHL a tante città americane che poco o nulla sembravano avere a che fare con il ghiaccio, come San Jose, Anaheim e Phoenix. Oltre alle coppe, vanta decine di premi personali come MVP della Lega e delle finali e record statistici per gol e assist, l'arte in cui eccelleva.

Severiano Ballesteros

Severiano Ballesteros

Severiano Ballesteros è stato il punto di riferimento per tutto il golf europeo negli anni '80, in cui ha dominato la scena con due vittorie ai Masters e due agli Open championships, oltre ad essere stato la colonna portante della squadra di Ryder cup che strappò la coppa agli americani dopo ben 28 anni e di quella che la andò a difendere sul suolo americano due anni dopo. Un istintivo del gioco, mostrava la sua latinità nel corso dei tornei, con una veracità sconosciuta all'ingessato mondo del golf, quando festeggiava i colpi straordinari che solo la sua creatività riusciva ad immaginare, come il leggendario colpo in ginocchio nel mezzo del bosco agli Open di Francia del 1997. Il golfista europeo più amato di sempre e autentica icona per tutti i golfisti che hanno iniziato a giocare sperando di seguirne le orme, è purtroppo tragicamente venuto a mancare per un male incurabile nel 2011, ma fino alla fine ha combattutto con il suo sorriso inimitabile sul volto.

Martina Navratilova

Martina Navratilova

Inutile snocciolare i numeri assurdi dell'atleta più dominante della storia nel suo sport, ne basta uno: 59. Sono i titoli del Grande Slam vinti in carriera da Martina Navratilova, dal primo doppio misto vinto nel 1974 a Roland Garros quando aveva solo 18 anni all'utimo, sempre in doppio misto, vinto agli US Open nel 2006, quando di anni ne aveva 50. Nel mezzo, migliaia di partite vinte, centinaia di tornei, una fama mondiale che, grazie anche alla sua rivalità storica con l'altra leggenda Chris Evert, ha portato il tennis femminile ad avere lo stesso riconoscimento (e soldi) di quello maschile. Talmente dominante da essere, inevitabilmente, mal sopportata, ha sollevato ridicole congetture sulla sua femminilità, tutte chiacchere di gente troppo piccola per riconoscenerne la incomparabile grandezza.

Eddie Lawson

Eddie Lawson

Californiano con una formazione sui circuiti di speedway, Eddie Lawson passa ai campionati superbike americani prima di approdare in Europa, nel mondiale di velocità su pista. Ingaggiato dalla Yamaha, passa un anno di apprendistato da secondo di Kenny Roberts prima di spiccare il volo solitario verso il titolo del 1984, che ripeterà nel 1986 e nel 1988, spesso in lotta con l'australiano Wayne Gardner. E con una mossa che all'epoca fece scalpore, passerà proprio nella scuderia del rivale, diventando uomo Honda, con la quale vincerà il titolo 1989, primo nella storia a fare doppietta in due anni di fila con le due diverse moto rivali. Chiuderà la carriera in Italia alla Cagiva, portandola a uno storico successo nel gran premio di Ungheria del 1992.

V
Catarina Pollini

La provincia italiana aveva dominato il basket europeo maschile degli anni '70 con le 5 coppe dei campioni di Varese, e negli anni '80 domina quello femminile, con le imprese di Vicenza. Con le denominazioni Zolu, Fiorella e Primigi, le ragazze del patron Antonio Concato, guidate in campo dal talento unico di Catarina Pollini, "la zarina" che arriverà a vincere anche un titolo WNBA, vincono 7 scudetti di fila e negli stessi anni arrivano ad altrettante finali di coppa campioni, vincendone 5, una striscia di dominanza mai vista in una squadra italiana.

J
John Henry al galoppo

Non è il cavallo più forte della storia, anzi, forse non è nemmeno tra i primi 20, ma realizza un filotto di successi senza paragoni John Henry, 39 successi in carriera, tra cui 16 corse di gruppo 1, le più importanti e ricche, negli anni '80, in cui vince per 2 volte il titolo di cavallo dell'anno, nel 1981 con voto unanime, come mai successo prima. Nato nel 1975, vede da lontano i successi della triplice corona di Affirmed nel 1978, ma cresce piano piano di livello, fino alle grandi corse di gruppo e fino a diventare il primo cavallo a superare i 4 milioni di dollari vinti in carriera.

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