La leggenda di Pablito Rossi

Paolo Rossi eroe di Spagna

Coinvolto insieme a colleghi più o meno famosi nello scandalo delle partite truccate, Paolo Rossi viene amnistiato giusto in tempo per rispondere alle convocazioni di Bearzot per gli imminenti Mondiali spagnoli. Ma Rossi appare abulico, fuori dal gioco, come tutta la Nazionale, che pur potendo contare su una difesa granitica e su quella che è probabilmente la migliore ala del mondo, Bruno Conti, fatica da morire a passare il turno in un girone non trascendentale, con Polonia, Perù e Camerun. Dopo lo zero a zero con la Polonia e l'1 a 1 con i peruviani, è un altro 1 a 1, con il Camerun di Milla, a dare il visto per il secondo turno, solo perchè abbiamo segnato un gol in più dei camerunensi. La formula bizantina decisa per questo torneo prevede una seconda fase con 4 gruppi di tre squadre, in cui le vincitrici approdano alle semifinali. A causa del secondo posto, l'Italia capita nel gruppo di ferro, con le potenze sudamericane Argentina e Brasile. Nel match con l'Argentina, Gentile limita Maradona con interventi da codice penale, e i gol di Cabrini e Tardelli consentono agli azzurri di vincere 2 a 1. Ma poi il Brasile di Zico, Socrates e Falcao supera 3 a 1 i Gauchos, e si garantisce il vantaggio di avere due risultati utili nella gara che decide il girone contro l'Italia.

Rossi in gol contro il Brasile

Il 5 luglio, allo stadio Sarrià di Barcellona, incomincia però la parabola verso il cielo di Pablito Rossi: tre gol, tutti di rapina ma anche di tecnica, da predatore delle aree di rigore, tre gol che annullano le segnature di Socrates e Falcao, e che insieme alla parata miracolo di Zoff a pochi minuti dalla fine lanciano l'Italia verso la semifinale (ci sarebbe anche un gol regolare annullato ad Antognoni, ma insomma..). Per il Brasile è il giorno calcisticamente più nero dopo la sconfitta in casa con l'Uruguay nel 1950, per l'Italia un trampolino verso la finale: ormai sbloccato, Rossi è un incubo per la Polonia in semifinale, doppietta che ci porta in finale, dove arrivano i tedeschi, reduci da maratona finita ai rigori con i francesi. L'11 luglio, al Bernabeu di Madrid, siamo i favoriti anche se nessuno, per primo il presidente Pertini in tribuna, lo ammetterebbe: assorbiamo anche lo choc di un rigore sbagliato da Cabrini, certi che poi arriverà Pablito, come infatti succede al minuto 12 del secondo tempo, con capocciata in mischia. Altri 12 minuti e Tardelli segna il gol con la celebrazione più famosa nella storia del nostro calcio, altri 12 e Spillo Altobelli dribbla Schumacher e deposita in rete il 3 a 0. L'odioso Breitner si assicura che non sia nostro l'ultimo gol dei mondiali, ma a niente serve.

"Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!", si "esalta" Martellini quando l'arbitro brasiliano Coelho raccoglie il pallone e sancisce il terzo titolo mondiale nella storia del calcio italiano, con Paolo Rossi che diventa icona del nostro Paese.

La fucilata di Goodwood

Saronni al traguardo di Goodwood

È un anno d'oro per tutto lo sport italiano: a Goodwood, in Inghilterra, si corre il campionato del mondo di ciclismo, quando a 300 metri dal traguardo Giuseppe Saronni piazza un'accelerazione impressionante che lascia tutti sul posto e lo proietta verso il titolo iridato: la famosa "fucilata di Goodwood". Bernard Hinault, da par suo, si "accontenta" di realizzare l'accoppiata Giro-Tour. In campo motoristico, la Ferrari vince il primo mondiale dell'era turbo, anche se il campione del mondo è il finlandese Keke Rosberg, che vince un solo gran premio ma si piazza quasi sempre. Ma la gioia per il successo della Ferrari è spenta dalla tragedia che colpisce Gilles Villeneuve, che muore tragicamente all'autodromo di Zolder, mentre sono in corso le qualifiche del gran premio del Belgio. Secondo alcuni, Gilles era al limite per cercare di superare il compagno di scuderia Pironi, con cui non correva buon sangue. Il compianto Gilles Villeneuve Villeneuve lasciò la moglie e il figlio di 11 anni, Jacques, che 15 anni dopo conquisterà il titolo mondiale negato dalla sorte al proprio padre.

La Audi rivoluziona il mondo dei rally con la prima macchina a trazione integrale, la Quattro, un mostro di potenza che conquista subito il mondiale marche, anche se quello piloti va a Walter Rohrl sulla Opel Ascona. Nelle moto, Franco Uncini succede a Marco Lucchinelli sul trono della classe regina della 500. La piccola città di Cantù diventa capitale europea del basket, vincendo la Coppa dei campioni, mentre i mondiali in Colombia vedono la vittoria dell'URSS, che supera in finale gli Stati Uniti, mandando un segnale forte e chiaro agli organizzatori delle prossime olimpiadi: per fortuna degli americani, a Chapel Hills, North Carolina, hanno un prospetto niente male.. Anche il nuoto fa le prove olimpiche, con i mondiali di Guayaquil, Ecuador, dominati dagli atleti americani e dalle tedesche dell'est. Il tedesco dell'ovest Michael Gross, "l'albatross", è imbattibile nei 200 sile libero, il russo Vladimir Salnikov domina nel mezzofondo.

Jimmy Connors vince Wimbledon

Il tennista dell'anno è sicuramente Jimmy Connors, che realizza l'accoppiata Wimbledon-US Open. Chris Evert e Martina Navratilova incominciano una lunga dittatura in regime di duopolio nelle prove del grande Slam, che le porterà ad alternarsi nella vittoria in 15 tornei consecutivi. L'americano Phil Mahre conquista la seconda coppa del mondo consecutiva, la svizzera Erika Hess vince 3 medaglie d'oro su 4 eventi ai Mondiali di sci di Schladming, e trionfa anche in Coppa del mondo. Ray "Boom boom" Mancini batte il coreano Duk Koo Kim per ko in 14 round in un match per il titolo mondiale dei pesi leggeri di pugilato che avrà conseguenze tragiche: infatti, per le conseguenze dei colpi ricevuti, Kim muore 5 giorni dopo il match, aprendo il dibattito sulla totale mancanza di sicurezze in questo sport.

A tutto calcio

L'Aston Villa campione d'Europa

Nell'anno dei Mondiali, il campionato di Serie A vive del duello tra la Juve di Liam Brady e la Fiorentina di Ciccio Graziani, con nuove realtà come l'Udinese che si affacciano nelle zone alte della classifica grazie ai milioni portati dagli sponsor che compaiono sulle maglie di gioco delle squadre. Juve e Fiorentina sono ugualmente penalizzate dalla perdita di due leader, Roberto Bettega che si rompe il ginocchio, e Giancarlo Antognoni letteralmente in pericolo di vita dopo che uno scontro con il portiere del Genoa Martina gli procura due fratture al cranio. Appaiate a 44 punti all'ultima giornata, viola e bianconeri chiudono il campionato in trasferta: la Fiorentina però non riesce a scardinare la difesa del Cagliari, mentre la Juve passa a Catanzaro nei minuti finali, con un rigore del partente Brady. Lo scudetto della seconda stella per la Juve non aiuta certo la popolarità dei bianconeri a Firenze.

Il Milan, dal canto suo, finisce in Serie B, stavolta per soli demeriti sportivi. In Europa, per il quinto anno consecutivo una squadra inglese vince per 1 a 0 la finale di Coppa dei campioni: questa volta tocca all'Aston Villa, dalla piccola Birmingham, che a Rotterdam supera in finale il Bayern Monaco di Karl-Heinz Rummenigge. Il Barcellona vince in casa la Coppa delle coppe battendo lo Standard Liegi, Sven Goran Eriksson fà centro in Coppa Uefa con il Goteborg, che supera nella doppia finale l'Amburgo. A fine anno, l'Aston Villa perde la finale di coppa intercontinentale a Tokyo contro gli uruguaiani del Penarol, a conferma di una tradizione negativa delle europee che durerà fino al 1985.

Pianeta USA

Gli spaccamuri fermati dai cardinals

Ozzie Smith protagonista delle Worl series

La prestagione vede importanti cambi di casacche, su tutti Reggie Jackson che passa ai California Angels e Ozzie Smith, dai Padres ai Cardinals: saranno fondamentali per le loro squadre, che vincono le rispettive division. Sono gli Atlanta Braves, però, a partire a razzo, iniziando la stagione con 13 vittorie di fila. Il 30 maggio, il giovane Cal Ripken jr. gioca da terza base per i Baltimore Orioles, come farà per le successive 2.631 partite, demolendo il record di Lou Gehrig. Debutta anche Tony Gwynn, futuro re della battuta, mentre Rollie Fingers ottiene la salvezza numero 300 in carriera e Rickey Henderson stabilisce il nuovo record di basi rubate in una stagione, 130. Per far posto a nuovi paganti, Ted Turner fa rimuovere il tepee indiano della mascotte dei Braves, che perdono 19 delle successive 21 partite, prima che qualcuno faccia rilevare che, forse, a volte la superstizione ha un fondo di verità, e rimetta a posto il tepee. Alla fine Atlanta si riprende e vince la division, come i Milwaukee Brewers dell'MVP Robin Yount, che hanno licenziato dopo un terzo di stagione il manager Buck Rodgers e assunto al suo posto Harvey Kuenn: da lí in poi, i Brewers diventano macchine da fuoricampo, tanto da venire chiamati gli "Harvey's Wallbangers", gli "Spaccamuri di Harvey".

Nella prima serie di playoff tra due "expansion teams", Milwaukee supera gli Angels 3 partite a 2, rimontando da 0-2: nella decisiva gara 5, i Brewers rimontano nel settimo inning lo svantaggio di 3 a 2 e portano a casa il primo pennant della loro storia.

Nella National league non c'è storia, con i St.Louis Cardinals di Whitey Herzog, guidati sul campo dalle magie difensive di Ozzie "The wizard of Oz" Smith, che superano 3 a 0 i Braves di Joe Torre, tepee o meno. Nelle World Series, i Brewers sembrano veramente in grado di spaccare i muri, vincendo gara 1 per 10 a 0 grazie alle 9 battute combinate del duo Paul Molitor - Robin Yount. Ma da lí, è un'alternanza di vittorie: St.Louis vince gara 2 e 3, Milwaukee risponde in gara 4 e 5. Sotto 3 partite a 2, ma con il vantaggio del fattore campo, i Cardinals non tremano nella decisiva gara 6, e dimostrano che per un giorno possono anche loro spaccare le montagne, vincendo 13 a 1. Si va dunque a gara 7: i Brewers sono avanti 3-1 a metà del sesto inning, ma subiscono la rimonta dei Cardinals, che finiscono per vincere 5 a 3, con il futuro hall of famer Bruce Sutter a chiudere gli ultimi due inning. St.Louis porta a casa il nono titolo nella storia della franchigia, l'ultimo per i successivi 24 anni.

"THE CATCH"

Dwight Clark mette a segno The catch

È probabilmente il momento più visto nella storia del football degli ultimi 30 anni, anche perchè nasce da lí la futura leggenda di Joe Montana e della squadra più vincente del decennio, i San Francisco 49ers: "The catch". Il 10 gennaio, a Candlestick park si sfidano per il titolo di conference e un posto nel Superbowl la numero 1 e la numero 2 della NFC, entrambe reduci da 38 punti segnati la settimana prima, con la differenza che i 49ers ne hanno subiti 24, i Dallas Cowboys zero. La partita è equilibrata, nonostante San Francisco abbia perso 6 palloni, ma con 4 minuti e 54 da giocare, Dallas è avanti 27-21 e San Francisco deve iniziare il drive dalle proprie 11 yard. Montana guida la squadra fino alle 6 yard di Dallas, poi, inseguito da metà difesa, trova il modo di lanciare un passaggio verso la end zone: il tight-end Dwight Clark si estende per tutta la sua lunghezza e mette a segno "The catch", "LA ricezione", che dà la vittoria ai 49ers, 28 a 27. Nella finale della American conference, invece, non c'è storia, se non nelle condizioni climatiche della partita: con una temperatura di 20 gradi sottozero, si bagnano le polveri di Dan Fouts, il braccio bionico dei San Diego Chargers, e il titolo della AFC va ai Cincinnati Bengals, che vincono 27 a 7. Al Pontiac Silverdome, per il Superbowl numero 16, non ci sono problemi metereologici: con due squadre alla loro prima partecipazione alla partita dell'anno, sono i 49ers a scattare dai blocchi, e arrivano all'intervallo avanti 20 a 0. Nel secondo tempo, i Bengals provano la rimonta, ma si avvicinano veramente solo a 20 secondi dalla fine, quando segnano il touchdown che vale il 26-21 finale. Joe Montana non ripete gli eroismi della finale di conference, ma guida con mano sicura San Francisco al primo superbowl della storia della franchigia californiana, e porta a casa il primo MVP del Superbowl della propria carriera.

Arriva lo Showtime

Pat Riley e Magic guidano i Lakers all'anello

Anno terzo dell'era Magic-Bird e lo "showdown" ancora non arriva: i Lakers, guidati dal nuovo coach Pat Riley, che ha pienamente sposato lo stile della giovane stella Magic Johnson e ha iniziato a produrre quello che diventerà lo "Showtime", e i Celtics, oramai la squadra di Larry Bird, dominano le rispettive conference, e fanno fregare le mani ai produttori televisivi in vista della futura finale. Ma nei playoff, mentre Los Angeles passeggia verso il titolo della Western, Boston inciampa nei rognosi Philadelphia 76ers. La squadra di Julius Erving, l'eroe dei capelli afro della ABA, non ha superstar oltre al suo leader, ma ha determinazione e rabbia agonistica, e riesce nell'impresa di vincere a Boston la decisiva gara 7.

In finale, Jamaal Wilkes, Norm Nixon e Bob McAdoo sono all'altezza delle superstar Johnson e Abdul-Jabbar, mentre sembra chiaro che a Philadelphia manchi ancora un tassello per diventare "da titolo". I Sixers fanno anche la conoscenza ravvicinata con la "1-3-1", la difesa a zona "mascherata" di Riley (all'epoca si poteva difendere solo a uomo) che provoca numerose palle perse. Alla fine, il 4 a 2 con cui i Lakers vincono il titolo è anche poco generoso con i giallo-viola di Magic, al suo secondo trofeo di MVP delle Finali. A fine giugno, al draft delle matricole, grazie a uno scambio fatto in precedenza con Cleveland che aveva dato loro anche un posto alla "lotteria", i Lakers completano l'anno d'oro con la prima scelta assoluta, il futuro protagonista delle vittorie dello showtime James Worthy.

"THE PLAY"

The Play

Il leggendario coach di Alabama Paul "Bear" Bryant si ritira dopo 38 stagioni, 323 vittorie e 6 titoli nazionali. Annuncia il ritiro dopo il Liberty Bowl vinto contro Illinois, e muore meno di un mese dopo, per un infarto. Il titolo nazionale si gioca nel Sugar Bowl, che mette di fronte Georgia, con Herschel Walker a caccia del secondo titolo, e Penn State di coach Joe Paterno, ancora in cerca del suo primo alloro nazionale. Al termine di una partita molto tirata, prevalgono proprio i Nittany lions di Paterno, 27 a 23. Eric Dickerson guida Southern Methodist a una grandissima stagione, che culmina con la vittoria nel Cotton bowl contro Pittsburgh di Dan Marino, che vale ai Mustangs il secondo posto finale nelle classifiche. Herschel Walker rivince comunque l'Heisman trophy: pochi mesi dopo, tra la sorpresa generale, per la sua carriera da pro sceglierà la neonata USFL invece della NFL.

Intanto, in una stagione assai poco memorabile per entrambe le università, Stanford e California avevano trovato un modo per entrare negli annali, con "The Play". Con California avanti 19 a 17, Stanford, guidata da John Elway, riesce ad avanzare e a segnare il field goal del sorpasso a 8 secondi dalla fine. Sul successivo kick-off, i Cardinals calciano uno kickoff rasoterra, per mettere in difficoltà i ricevitori. Da li in poi, succede il pandemonio: California, che aveva solo 10 uomini in campo, ritorna il kick-off e comincia una serie di passaggi laterali, mentre i suonatori della banda di Stanford entrano in campo, convinti che la partita sia finita. Ma non era cosí, e scansando anche il placcaggio di un suonatore di trombone, Kevin Moen segna la meta del controsorpasso e della vittoria per California, 25 a 20, in quello che ancora oggi è ritenuto il più incredibile finale di una partita di football universitario.

Michael Jordan al primo tiro decisivo della carriera

Nel Torneo di basket si sfidano in finale North Carolina e Georgetown, con due rookie eccezionali, Michael Jordan da una parte e Patrick Ewing dall'altra. In semifinale, North Carolina aveva superato Houston, la "confraternita della schiacciata" di Clyde Drexler e Hakeem Olajuwon, non ancora all'apice del loro gioco. In finale, Carolina e Georgetown lottano punto a punto, con Sleepy Floyd a guidare gli Hoyas e James Worthy e Sam Perkins a controbattere per i Tar Heels, ma nel convulso finale, il tiro decisivo è nelle mani proprio della matricola, questo Michael Jordan che inizia a mostrare al mondo cosa sia capace di fare in quelle situazioni: è il primo titolo nazionale nella allora già ventennale carriera di coach Dean Smith.

Altri sport

Wayne Gretzky sportivo dell'anno

Wayne Gretzky mette in scena una stagione da leggenda, diventando il primo giocatore della storia dell'hockey professionistico a superare i 200 punti tra gol e assist in una stagione. I suoi Edmonton Oilers stanno crescendo, ma finiscono ancora una volta la stagione regolare dietro i New York Islanders. Nel primo turno di playoffs, poi, Edmonton è una delle tre squadre vincitrici di division a essere eliminata: si salvano solo gli Islanders, che superano a fatica Pittsburgh 3 partite a 2. Scampato il pericolo, i campioni in carica non si voltano più indietro, vincendo 12 partite su 14 e celebrando la terza Stanley cup consecutiva con un secco 4-0 sui Vancouver Canucks. Bobby Allison è il campione Nascar, Al Unser vince il suo secondo campionato Cart. Dopo aver firmato un lucroso contratto con la ABC, che trasmetterà le partite anche sul canale all-sports ESPN da poco lanciato, la USFL, la lega di football professionistico creata in diretta concorrenza con la NFL, annuncia l'avvio delle operazioni della sua prima stagione, nella successiva primavera del 1983.

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